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Long Mingyu

Il primo combattente del casato dei Long nella sua ultima generazione, per cinque volte di seguito rappresentante dell'Alleanza Ortodossa, maestro di spada e maestro del soffio di spada.

Soul walks a lakeside dock village, gameplay HUD visible.
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Il primo combattente del casato dei Long nella sua ultima generazione, per cinque volte di seguito rappresentante dell’Alleanza Ortodossa, maestro di spada e maestro del soffio di spada. Per incarico del vecchio capo Long Tairan, ricoprì inoltre, pur essendo di ramo collaterale, il ruolo di «maestro di spada capo» dei Long, insegnando ai giovani della linea diretta la vera scherma dei Long.

Quando parlava somigliava spesso a un iceberg immobile: eretto nell’orgoglio, di bell’aspetto, di modi eleganti. Nel Wulin non c’era uomo perfetto come lui; quando Long Mingyu usciva a cavallo la gente accorreva a contemplarlo, e divenne idolo di innumerevoli donne. Molti tentarono di ingraziarselo con bellezze e tesori, ma Long Mingyu, in pubblico come in privato, non ebbe mai macchie di rilievo. Persino quando un ospite gli spingeva addosso una bella donna lui faceva solo finta, mantenendo nei momenti decisivi l’atteggiamento del gentiluomo.

Era in ottimi rapporti con Long Wu, il più probabile futuro capo dei Long: ne era insieme il seguace personale e l’amico intimo. Dopo l’annientamento dei Long, di Long Mingyu si persero le tracce.

Long Mingyu sapeva cogliere con facilità il soffio di spada dorato perfetto della dottrina dei Long e lo portò a uno stadio compiuto; alcune teorie dettagliate sul soffio di spada si svilupparono proprio per mano sua. Sia nel generarlo sia nel mutarne la forma, Long Mingyu lo governava con scioltezza, riuscendo perfino a tramutarlo in un drago d’oro: la spada in mano, davvero, era solo un ornamento.

Secondo il ricordo degli astanti, quando Long Mingyu sprigionava con ogni forza il soffio di spada dalla sua «Spada del Drago che Canta nella Pioggia», fra cielo e terra sembrava cadere una pioggia dorata a rovesci, tanto da accecare; e quando la pioggia finiva, il nemico era certamente morto.

Infanzia

Long Mingyu era nato nel casato dei Long, discendente dei quattro grandi maestri dei Long; dotato e insieme studiosissimo, così che anche da ramo collaterale il vecchio capo Long Tairan lo ebbe sempre in grande favore.

Fin da piccolo Long Mingyu mostrò un talento marziale altissimo: persino con i semplici insegnamenti del capo dei Long arrivò da solo alla soglia del soffio di spada dorato. Da allora divenne uno degli oggetti di coltivazione più importanti del casato e fu assegnato come compagno di studio e di arti marziali al quinto figlio di Long Tairan, Long Wu, di fatto come un ragazzo di penna al suo seguito. Col tempo, fra Long Mingyu e Long Wu non ci fu solo una salda amicizia, ma un rapporto di reciproco stimolo.

Età adulta

Nell’anno in cui Long Mingyu divenne adulto, i Long gli scelsero il primo avversario della sua vita: il Patriarca della Spada Xuantian.

Il talento marziale del Patriarca della Spada Xuantian aveva pochi pari nel mondo marziale; la scherma Xuantian da lui creata non conosceva sconfitte, e la grande spada di ferro scuro che portava era un tesoro fra le spade, in perfetta armonia con la sua scherma: un avversario davvero terribile.

Eppure i Long scelsero proprio lui per Long Mingyu: c’era la fiducia del casato, e insieme una prova per Long Mingyu stesso — se sarebbe diventato una leggenda del Wulin o sarebbe svanito come gli altri mortali, lo avrebbe deciso soltanto la sua forza.

Il duello fra Long Mingyu e il Patriarca della Spada Xuantian si tenne in un luogo quasi deserto della vetta Tianlie; ma, per via dei due, quel luogo si riempì di gente del mondo marziale.

Quando Long Mingyu apparve per la prima volta davanti alla gente, i più lo giudicarono troppo giovane, persino presuntuoso, e pensavano che dopo quello scontro sarebbe rimasto sepolto sulla vetta Tianlie.

Si sbagliavano, e di molto: quando Long Mingyu sguainò la sua Spada del Drago che Canta nella Pioggia, quel soffio di spada dorato brillò fino al cielo, e da allora la gente del mondo marziale lo ricordò — e ricordò il drago d’oro in cui quel soffio si tramutava.

Long Mingyu vinse: coperto di ferite, col sangue che gli impregnava le vesti, ma vinse. Da quel momento non fu più un mortale qualunque del Wulin, ma la spada dei Long che aveva sconfitto un mito.

E poiché il soffio di spada dorato usato in quel duello era come una pioggia di spade celesti, di splendore raro, la gente del mondo marziale lo chiamò anche «l’Uomo che Canta nella Pioggia dei Long».

Capo della via ortodossa

Dal giorno in cui sconfisse il Patriarca della Spada Xuantian, Long Mingyu divenne il volto dei Long: non doveva amministrare nulla del casato, gli bastava dimostrarne la potenza e, insieme, la propria forza.

Qualche anno dopo, raggiunta l’età adulta Long Wu, Long Mingyu divenne ufficialmente il suo seguace personale, affiancandolo con il titolo di «primo combattente dei Long».

Come seguace e amico di Long Wu, nel trattare con gli altri Long Mingyu gli somigliava moltissimo: con un’ottima abilità diplomatica tenne in pugno i sei grandi casati e con pochi metodi interiori ottenne in cambio il sostegno materiale di molti casati ortodossi, conquistando così nel mondo marziale una posizione autentica: divenne rappresentante dell’Alleanza Ortodossa del Wulin.

L’Alleanza Ortodossa era un’organizzazione fondata insieme dalle genti ortodosse del mondo marziale per unire le forze dei casati contro eretici e demoniaci; per questo chi ne assumeva la rappresentanza erano tutti nomi illustri del Wulin, e alcuni continuavano a dubitare di Long Mingyu perché troppo giovane.

Fra quel coro di dubbi, Long Mingyu si dimostrò più e più volte: guidò ripetutamente gli ortodossi a estirpare con precisione le fecce del Wulin e rese il nome dell’Alleanza Ortodossa sempre più sonoro.

Per il contributo di Long Mingyu la posizione dei Long nel Wulin divenne sempre più rispettata, tanto che molti li consideravano modello della via ortodossa, con un’influenza inferiore solo alla seconda dei Long. Ma proprio per questo attirarono lo sguardo della via eretica, e fra questi il simbolo del terrore del Wulin: il Bastione dei Mo.

Con l’ascesa di Long Mingyu e dei Long, il Bastione dei Mo entrò spesso in conflitto con loro; e sebbene entrambi i casati avessero perdite, nell’animo della gente del Wulin i Long restavano saldamente sopra il Bastione dei Mo, e fu proprio questa convinzione a dare a Long Mingyu e ai Long, agli occhi del mondo marziale, un che di sacro.

Nell’anno cinque dell’«Organizzazione», Long Mingyu diede appuntamento a Mo Tian, signore del Bastione dei Mo, per un duello; ma appena il combattimento stava per cominciare irruppe Mu Tianmiao, che con la propria forza lo impedì.

Si può dire che i Long fossero come una spada preziosa: riposta nel fodero, ma carica di tensione, imprevedibile. E la gente del mondo marziale sapeva che, quando quella spada fosse uscita, a impugnarla sarebbe stato Long Mingyu, e che la sua spada bastava a spazzare via chiunque osasse colpire i Long.

La lotta interna al casato

Come primo combattente del casato dei Long, Long Mingyu ne divenne all’esterno l’insegna d’oro della «forza», conservando l’ultimo prestigio dei Long nella decadenza e procurando loro una potenza solo apparente.

Ma proprio per la sua arte marziale eccelsa, e perché era un «partito di Long Wu» a tutti gli effetti, i rami diretti dei Long che ambivano alla guida del casato — come la seconda dei Long — lo consideravano un chiodo fisso, una spina nella carne.

Nell’anno dieci dell’«Organizzazione», il vecchio capo Long Tairan morì d’improvviso, e l’intero casato dei Long piombò nel terrore. Long Mingyu, seguace di Long Wu, si trasferì allora con lui e la moglie a Xinglong Zhuang, per aiutarlo a indagare sulla verità della morte del vecchio capo e per vegliare giorno e notte sui due, a scanso di sorprese.

Nell’anno dodici dell’«Organizzazione», il Bastione dei Mo fu annientato per mano dell’«Organizzazione». Poco dopo Long Mingyu ricevette all’improvviso una notizia: nel Bastione dei Mo potevano esserci indizi capaci di indicare la verità sulla morte improvvisa del vecchio capo; andò quindi di sua iniziativa alle rovine del Bastione a indagare. Non immaginava che fosse una trappola tesa insieme dalla seconda dei Long e dall’«Organizzazione». Entrato nella trappola, Long Mingyu fu colpito uno dopo l’altro dagli agguati degli uomini dell’«Organizzazione» e dei sottoposti della seconda dei Long, già appostati; dopo una lunga battaglia con gli assalitori precipitò da una rupe sulla costa del Mare Orientale, e di lui non si seppe più se vivo o morto.

Da allora, nel Wulin nessuno seppe più dove fosse andato.

Phantom Blade II

Nell’anno trentuno dell’«Organizzazione», Zuo Shang si addentrò nel grande deserto per cercare Xuanyu e nelle Grotte dei Mille Buddha del deserto incontrò quello che sembrava essere un vecchio Long Mingyu: ormai mutilato, costretto sulla sedia a rotelle, eppure ancora difficilissimo da battere. Aiutò Zuo Shang, giunto nel deserto per indagare, a sventare il complotto ordito da Xuanyu, e sembra gli trasmise alcune «arti segrete dei Long».

(La trama esatta non è ricostruibile, perché Phantom Blade II è rimasto incompiuto.)

Phantom Blade III

Nell’anno trentotto dell’«Organizzazione» scoppiò di nuovo la rivolta dei «Cinque Diti», e dalle indagini degli uomini dell’«Organizzazione» risultò che il «Dito Mignolo» dei Cinque Diti sembrava legato a Long Mingyu da mille fili… e secondo le ultime parole del «Dito Anulare», Long Mingyu sembrava avere un rapporto fuori dal comune con il vecchio capo Long Tairan, con ogni probabilità era un figlio illegittimo

(Phantom Blade III è ancora in aggiornamento: per il seguito della trama attendete gli aggiornamenti di versione.)

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