Da quando l’«Organizzazione» si è costituita ha trasformato decine di migliaia di inviati spettrali, ma fra loro quelli che hanno meritato il titolo di «inviato spettrale di rango A» si contano sulle dita di una mano. E «il Serratore» è nato prima che il sistema degli inviati spettrali esistesse, quindi non ha grado: eppure, anche fra gli inviati spettrali di rango A, la sua forza è senza dubbio la più brutale.
Solo che di un inviato spettrale così potente, nell’«Organizzazione», quasi nessuno sa nulla, e nessuno sa dove si trovi. Forse questo segreto, con la morte di Mu Tianmiao, è diventato per sempre un enigma…?
Il Serratore non possiede arti marziali supreme e incomprensibili: il suo tratto sta nella testa che gli è stata trasformata. Grazie alla trasformazione, il suo unico «buco della serratura» può sparare un raggio laser estremamente potente, capace di attraversare ogni difesa solida del mondo e di colpire direttamente ciò che vuole colpire.
Allo stesso tempo, la sua «testa a serratura» si può staccare, e in un modo incomprensibile blocca ogni movimento dell’avversario, che resta immobile e può solo guardare i pugni del Serratore calare e ridurlo a poltiglia.
A parte questo, il Serratore conta solo sui propri pugni e non ha nulla di speciale: solo un po’ più di forza, niente di più.
Era un bambino infelice: la madre, mentre lo portava in grembo, era finita per sbaglio nel contatto con il veleno raro «Viola della Notte Gelata», e si pensava che sarebbero morti entrambi; invece nacque prematuro un mostriciattolo dalla testa straordinariamente piccola.
Agli occhi dei medici famosi quel mostriciattolo non sarebbe arrivato a dieci anni, e anche se fosse sopravvissuto non avrebbe conosciuto gioia alcuna al mondo: meglio disfarsene presto. Suo padre però non voleva rinunciarci, e ogni giorno lo nutriva con latte di capra, ma ogni volta che lo guardava sentiva salire da dentro un terrore senza nome.
Man mano che il mostriciattolo cresceva, il suo aspetto diventava sempre più inquietante e spaventoso. Alla fine il padre non riuscì più a sopportarlo: lui, nato con il cervello atrofizzato, fu abbandonato dalla famiglia sul ciglio della strada, e con l’unico occhio che gli restava guardò la figura che si allontanava. Sembrava che la sua fine potesse essere solo quella di morire lentamente assiderato nel vento gelido.
Ma non morì assiderato: per il capo dell’«Organizzazione» ogni rifiuto si può usare bene, compreso quel bambino.
Da allora quel ritardato, che sapeva solo mangiare, bere, dormire e sporcarsi, venne rinchiuso in una segreta buia. Mu Tianmiao lo nutriva con cibi e bevande buoni, lo avvolgeva nelle sete più pregiate, e giorno e notte lo tentava con denaro e donne innumerevoli, mentre accanto a lui una voce senza fine, dal buio, lo blandiva:
lo vuoi? È tutto tuo, ti daremo tutto, basta che tu ci serva.
A poco a poco i desideri in fondo al suo cuore vennero portati alla luce: voleva quell’oro e quei tesori, quei cibi squisiti; era avido, lussurioso, collerico e ottuso, e imparò a esprimersi, a comunicare. Solo che agitava di continuo le braccia corte verso le tentazioni, e non riusciva a raggiungerle, a toccarle.
In quella confusione senza fine si rese conto che la sua testa era stata staccata dal corpo, che nel corpo gli erano state ficcate pietre e che al collo gli era stato appeso un enorme lucchetto. Le poche cellule cerebrali che gli restavano erano tutte chiuse in quel lucchetto, e l’unico occhio superstite era stato montato sul lucchetto, tenuto nelle proprie mani davanti al petto. Il suo cervello sembrava essersi aperto, essersi fatto infinitamente vasto: saltava da una dimensione all’altra, passava da un modo di pensare a un altro, ed era ormai da tempo diverso da quello degli uomini, e mai aveva pensato con la mente degli uomini.
Il rifiuto non sapeva che aspetto avesse, ma immaginava che dovesse essere molto brutto. L’ombra nel buio lo chiamò «il Serratore», e questo sarà il nome che porterà per tutto il resto della vita.
Dopo che il ritardato divenne il Serratore, l’uomo cambiò del tutto: gli parve che ogni cosa al mondo fosse vana e che il mondo fiorente non fosse che letame. Con la forza del Serratore si possono serrare lo spazio, e perfino attraversare il tempo e spiare ogni cosa: per un ritardato, il mondo che riusciva a vedere andava già oltre l’immaginazione della gente comune.
Desiderava combattere, ma da quando era stato trasformato era sempre rimasto nella segreta ad aspettare con pena.
Finché un giorno la porta della segreta si aprì, ed egli sentì che nella cella veniva rinchiuso un maestro dal Sha estremamente violento e denso. Fra loro c’era solo un muro, ma l’ombra aveva ordinato di non romperlo, e il Serratore non poteva davvero duellare con quel maestro.
Così il Serratore cominciò a usare la propria volontà e a creare dal nulla uno spazio illusorio, per sostenere con quel maestro una guerra di volontà senza fine. In quell’arena infernale buia il maestro si trasformava in un demone dalle ali nere, che devastava di continuo l’animo del Serratore; e il Serratore erigeva gabbia dopo gabbia, cercando di rinchiudere quel demone e di strangolarlo.
Passarono decine di anni, e i due non arrivarono a un vincitore né ci sarebbe mai stato un vincolo di vittoria o sconfitta. Perché entrambi godevano di quella guerra infinita, che era anche l’unico svago per due creature forse destinate a restare per sempre in quella segreta senza fondo; e per questo nemmeno una volta i due si risolsero a colpire a morte, rovinando la mente dell’altro.
Ma quella guerra eterna avrebbe forse avuto una fine? La fine sarebbe arrivata quando uno dei due fosse morto di vecchiaia, oppure quando un terzo fosse sceso di nuovo in quell’abisso senza fondo.
Rainblood II: Ye City
Il diciotto luglio del quarantesimo anno dell’«Organizzazione», il Serratore sentì che un’altra presenza era entrata in quel luogo, e che quella presenza somigliava molto a quella del «signore del Bastione dei Mo» rinchiuso nella cella.
Il Serratore fu folle di gioia: per lui significava che la vita che sarebbe potuta marcire in quel profondo sottoterra stava cambiando, e verso qualunque luogo quel cambiamento lo portasse, avrebbe dato tutte le sue forze per affrontare l’unica vera battaglia della sua vita!