Figlio di Xuan Li, figlio adottivo del grande segretario Xuan Mo, e padre di Xuanyu e Xuan Yu. Intelligente e studioso per natura, con una memoria vastissima, e sotto l’influenza del padre aveva un solo pensiero: far risorgere la famiglia Xuan.
Per questo Xuanji si mosse fra le varie fazioni, e sulla base dei frammenti della Ferita del Demone Nero sviluppò il «generatore di Sha», che sarebbe poi diventato la radice della futura Transcensione.
Nel tredicesimo anno dell’«Organizzazione» Xuanji morì sul Picco di Tianling.
Xuanji credeva nel principio «i forti gareggiano d’ingegno, i deboli gareggiano di forza», perciò le sue arti marziali e la sua concezione delle arti marziali non erano di primo piano.
Con la tecnologia della famiglia Xuan riuscì però a sviluppare due validi aiuti, e così anche la sua forza arrivò al livello della prima schiera del Wulin
il primo è la sua «lente a congegno»: Xuanji, sulle basi della tecnologia della famiglia Xuan, creò con la propria idea questo «monocolo». In realtà quel monocolo si può attivare con una quantità minima di Sha, e analizza in fretta la direzione dello Sha dell’avversario davanti e i suoi vari indici corporei, arrivando a prevederne con precisione la mossa successiva. Suo figlio Xuanyu scelse invece di modificarsi direttamente l’occhio
il secondo sono i suoi guanti: Xuanji costruì con la tecnologia della famiglia Xuan dei guanti capaci di stimolare i punti dei meridiani del braccio e di accrescere di molto lo Sha in poco tempo; insieme alla lente a congegno, permettono di sistemare l’avversario in un istante con un’esplosione di forza. In seguito suo figlio Xuanyu ereditò questi guanti e ne ricavò la propria arma, la «Quiete Assoluta»
Naturalmente, oltre a questo Xuanji teneva da parte un ultimo colpo, per ogni evenienza: aveva sviluppato un congegno ad arma nascosta estremamente raffinato e se l’era installato in bocca; una volta attivato, spara all’istante aghi avvelenati con veleno violento, cogliendo l’avversario alla sprovvista.
Da piccolo
In quanto famiglia di grandi segretari in corte, la famiglia Xuan aveva ricevuto l’incarico di studiare il «Tomo Celeste» e possedeva molte tecnologie misteriose che nessuno conosceva. E il capo della famiglia Xuan di allora, Xuan Mo, portò via di nascosto dal palazzo il Volume Rimasto del Tomo Celeste e costruì nel deserto una camera segreta a congegni estremamente complessa, dove nascose tutto il Volume Rimasto portato via, tenendone in mano una sola copia.
Quella camera è sepolta cento piedi sotto la sabbia gialla e non si può aprire con la forza. E la chiave per aprirla esiste solo in teoria: bisogna immettervi, attraverso una forma combaciante, uno Sha decine di volte superiore a quello dei maestri migliori del Wulin di oggi, per attivare i congegni raffinati che vi stanno dentro, e solo allora si apre.
Da allora i discendenti della famiglia Xuan ricevono fin da piccoli l’insegnamento del testamento di Xuan Mo: studiare a fondo quel volume del Tomo Rimasto lasciato dagli antenati, e sviluppare una tecnologia di generazione dello Sha abbastanza elevata da aprire la porta della camera segreta e proseguire il grande desiderio della famiglia Xuan di costruire un nuovo mondo.
Arrivati alla generazione di Xuanji, anche lui era stato immerso in tutta la storia e in tutta la missione della famiglia.
Dopo che suo padre Xuan Li morì a causa delle proprie ambizioni e congiure, Xuanji seppe che l’unica «chiave» per aprire la camera segreta, la Ferita del Demone Nero, si era spezzata perché non reggeva l’aumento improvviso di Sha enorme, e che i frammenti per il momento non si potevano riforgiare.
Non gli restava che appiattirsi per il momento, continuando da un lato ad assistere il signore della Fortezza in carica, Mo Tian, e dall’altro ad aspettare che fra i discendenti della casata Mo comparisse di nuovo un erede con la forza di aprire quella camera.
Un’altra via
Quell’attesa durò dieci anni. In quei dieci anni Mo Tian ebbe un figlio, Mo Jian; alla sua nascita Mo Tian prese il sangue del cordone ombelicale per provarlo sui frammenti, ma ancora una volta non riuscì a riforgiare la Ferita del Demone Nero.
Xuanji non voleva più aspettare: rinunciò a riforgiare i frammenti e rivolse lo sguardo a un altro modo, da lui appena sviluppato, di usare i frammenti della Ferita del Demone Nero. Si trattava di un congegno estremamente complesso e raffinato, capace di sprigionare la forza di Sha racchiusa nei frammenti e di immetterla nel corpo di una persona, aumentandone la capacità di combattimento; ma quella persona, per l’esplosione di Sha, perderebbe il controllo del carattere.
Per quanto questa «tecnologia di generazione dello Sha» non potesse aprire la porta della camera segreta, se avesse ottenuto quei frammenti e li avesse applicati a questa tecnologia, sarebbe stato senza dubbio sufficiente a rovesciare l’intero Wulin, e perfino a dominare il mondo. Xuanji pensava che, una volta dominato il Wulin, avrebbe avuto di certo le risorse per ricostruire la chiave che apre le rovine. Restava allora un solo problema: come prendere i frammenti dalle mani di Mo Tian?
Per questo Xuanji si mise subito a cercare qualcuno con cui collaborare. Quasi tutti quelli che lo incontravano restavano conquistati dalla sua perizia nell’arte meccanica e nella ragione delle cose, e dalla sua immaginazione e creatività mutevoli come le nuvole. Al contrario, però, Xuanji incontrava di rado qualcuno che stimasse.
Fu allora che entrò nel suo campo visivo l’«Organizzazione», appena nata: dopo vari contatti, Xuanji riuscì finalmente, in un incontro, a parlare a lungo in segreto con il capo dell’«Organizzazione», Mu Tianmiao. Xuanji disse che poteva agire dall’interno e aiutare Mu Tianmiao a eliminare il Bastione dei Mo, e che a lui bastava riprendersi le reliquie di famiglia.
Mu Tianmiao non poteva certo credere così facilmente alle fandonie di Xuanji, ma alle sue ripetute domande Xuanji rispose sempre con mezze verità, sviandolo.
Alla fine i due strinsero la collaborazione: il Bastione dei Mo cadde, e Xuanji ottenne dieci frammenti. Sapeva bene che Mu Tianmiao ne aveva preso uno, ma non lo diede troppo a vedere: dieci frammenti gli bastavano per attuare il piano di controllare il Wulin con la tecnologia della «Transcensione», e quanto all’ultimo frammento, una volta diventato abbastanza forte, avrebbe potuto riprenderselo dall’«Organizzazione».
Il massacro di Tianling
In seguito Xuanji trovò subito l’intesa con il Cavaliere d’Oro, che aveva anche lui la smania di dominare il Wulin, e insieme stesero un piano crudele: usare il generatore di Sha per far impazzire e far massacrare a vicenda i capi importanti del Wulin, e poi servirsi della tecnologia dello Sha per trasformare chi nel Wulin desiderava ardentemente diventare forte, formando un esercito.
A quel punto le casate Long e Mo erano entrambe cadute: se il loro piano fosse riuscito, avrebbero di certo preso in mano l’intero mondo marziale.
Il piano cominciò ad attuarsi: Xuanji, usando la forza dei frammenti come energia, costruì un terribile impianto di immissione dello Sha, capace di iniettare nel corpo di una persona una quantità enorme di Sha potente, confondendone la coscienza e accrescendone la voglia di uccidere.
Nel Wulin cominciarono presto a diffondersi ovunque leggende sul «Tomo Celeste», e alla fine venne emanato l’invito agli eroi, per invitare gli eroi del mondo a salire sul Picco di Tianling a contemplare il Volume Rimasto del Tomo Celeste.
Alla fine gli eroi del mondo si radunarono tutti sul Picco di Tianling. E Xuanji, dopo aver salutato il figlio piccolo e la figlia ancora in fasce, arrivò sul posto, fuori dal Picco di Tianling, e si riunì al Cavaliere d’Oro. Poi Xuanji attivò l’impianto di immissione dello Sha, e ben presto quei maggiorenti del Wulin, sotto l’effetto di uno Sha ultraconcentrato, cominciarono a massacrarsi a vicenda: sul Picco di Tianling il sangue corse come un fiume.
Xuanji guardava tutto questo da lontano, e delle morti di quella gente non gli importava nulla: fin dai tempi antichi, chi ha compiuto grandi imprese non è forse salito calpestando mucchi di ossa?
Il Cavaliere d’Oro, però, la vedeva diversamente.
Per quanto fosse preparato, quello spettacolo d’inferno lo atterrì nel profondo: Xuanji aveva una mente profonda e imperscrutabile, e se un giorno avesse avuto altri pensieri, la sua fine sarebbe stata forse peggiore di quella di quella gente.
Così, senza esitare, trafisse con un colpo di spada Xuanji, che gli stava accanto. Ma Xuanji contrattaccò all’ultimo: con gli aghi avvelenati appostati da tempo nella sua bocca cavò gli occhi al Cavaliere d’Oro. Alla fine, però, Xuanji cadde, e tutte le sue tecniche e i risultati delle sue ricerche finirono comunque nelle mani dell’altro.