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Menghua

La più grande maestra di illusione del «Consiglio degli Undici», e una dei pochi membri che al Massacro di Tianling non perse il controllo per l'infusione di *Sha*.

Soul in a low combat stance on a rain-slick bridge, a blue blade arc sweeping past.

La più grande maestra di illusione del «Consiglio degli Undici», e una dei pochi membri che al Massacro di Tianling non perse il controllo per l’infusione di Sha.

Da illusionista amava attirare i nemici nella «Discordance» e annientarli in un sogno senza fine; ma Menghua, rimasta troppo a lungo nella Discordance, perse del tutto la capacità di tornare nel «Wulin esteriore».

Il cervo insospettisce il ministro di Zheng, e alla fine è impossibile distinguere; la farfalla trasforma Zhuangzi, chi può saperlo. Se questo presente non fosse un sogno, quanto potrebbe durare più di un sogno?

Questo sogno, dunque: ha imprigionato la preda, o ha imprigionato lei?

Menghua, all’epoca davvero in cima, come Inanis eccelleva nell’uso dell’«arte illusoria»: illusioni suscitate liberando Sha attraverso il ventaglio pieghevole, capaci di far morire i nemici in un sogno infinito.

A differenza di Inanis, però, Menghua si era immersa troppo nell’esplorazione della Discordance, fino a diventare un’esistenza che vive soltanto nella «Discordance». Il che ha pro e contro: il vantaggio è che la sua padronanza di illusioni, barriere e pensiero ha raggiunto, fra le prove della Discordance, un livello che nessuno può più contenderle; il prezzo è che ha perduto la personalità nel Wulin esteriore, e può agire lì solo manipolando la coscienza di chi vi abita.

Menghua amava condensare l’infinito Sha illusorio nel suo ventaglio prezioso, «Ebrezza», e diffonderlo come un turbine misto a petali rosa: chi ha volontà fragile muore sul posto, ebbro in quel dolce turbine illusorio, incapace di muoversi.

Il nome che mosse il Wulin

Menghua nacque molto prima che l’«Organizzazione» esistesse; allora era una delle bellezze più celebrate del Wulin, e innumerevoli uomini di arti marziali sognavano di cadere ai suoi piedi.

Le bellezze sono altere da sempre, e Menghua non faceva eccezione.

Per Menghua la folla del Wulin non era che gente comune: al massimo meritava di inginocchiarsi ai suoi piedi. Dormire con lei? Pura follia. Anzi, il più delle volte, per Menghua la gente del mondo marziale era soltanto un trastullo.

Questo disprezzo per l’intero mondo marziale le attirò naturalmente l’ostilità del Wulin, e alcuni tentarono di sfidarla — dimenticando una cosa: Menghua non era un vaso vuoto di bell’aspetto, era anche una cultrice delle arti occulte, e fra i pochissimi dotati che studiavano insieme arti magiche e arte illusoria.

L’incontro con il Re nella Foresta Nera

Mentre la sua arte illusoria si approfondiva, una voce piena di seduzione le comparve nella mente e la indusse a immergersi sempre più: nel pensiero di Menghua era, probabilmente, l’affinità fra due cultori di arti occulte.

Poi non le bastarono più le illusioni della voce: seguì le tracce che quella lasciava, giunse a una terra di alberi antichi che toccavano il cielo, e appena entrata nel bosco perse i sensi. Al risveglio l’uomo che le apparve davanti la fece sprofondare del tutto: incarnava ogni fantasia di Menghua su un uomo, e tuttavia, quando lo guardava in volto, una strana aurea lo rendeva sempre sfocato.

L’uomo si faceva chiamare Re dei Diecimila Mali, e quella sfocatura misteriosa impediva a Menghua di vedere il vero volto del Re, e al tempo stesso la faceva sprofondare sempre di più.

Con la frequentazione del Re dei Diecimila Mali si aprì davanti a Menghua un mondo nuovo: la «Discordance».

Nella «Discordance» Menghua creava senza posa le proprie illusioni e, con l’aiuto del Re dei Diecimila Mali, divorava quelle altrui; e così, di seguito in seguito, la sua forza crebbe rapidamente.

Ma, rimasta troppo a lungo nella «Discordance», Menghua perse a poco a poco la capacità di agire liberamente nel «Wulin esteriore»: era ormai del tutto un’esistenza che vive nella Discordance.

Menghua non poteva accettarlo e cominciò a cercare con furia un modo per tornare nel «Wulin esteriore», senza mai trovarne. Alla fine si adirò: l’ira incendiò l’intera «Discordance», e con il Re dei Diecimila Mali divorò illusioni altrui e imprigionò i riflessi degli altri, finché dalle loro mani non nacque una setta chiamata dei Diecimila Mali.

Sebbene avesse dato tutto, Menghua non trovò il modo di tornare nel «Wulin esteriore»; ma ormai era abbastanza potente da piegare la volontà di chi vi abitava, facendo dei controllati i suoi portavoce.

Nell’anno tredici dell’«Organizzazione», quando giunse notizia dell’assemblea sulla vetta di Tianling, Menghua sperò di trovare in quel misterioso Tomo Celeste la via per tornare nel Wulin esteriore, e guidò il proprio portavoce sulla vetta.

Alla fine, però, la cosiddetta assemblea di Tianling era solo un complotto: il massacro sulla vetta le tolse il Tomo Celeste, ma non la scalfì — il suo vero corpo era sempre nell’altro mondo. Dopo un periodo di silenzio, Menghua decise di unirsi al Consiglio degli Undici per studiare insieme il contenuto del Volume Rimasto del Tomo Celeste.

L’illusione che prese Sette Ingegni

Entrata nel Consiglio degli Undici, Menghua cercò anche pedine da usare nel Wulin esteriore. Presto cadde nel suo sguardo un illusionista chiamato «il Signore dei Sette Ingegni».

Costui era stato calunniato dal condiscepolo, che aveva ucciso il maestro, e gli altri membri della setta gli avevano inflitto insieme la pena del «Dolore Illusorio Senza Fine». Menghua guardò quel giovane torturato da un dolore infinito e alla fine gli tese la mano: con la propria voce ammaliante lenì le sue ferite e gli diede il coraggio di vivere.

Un anno dopo, il condiscepolo rovesciò finalmente la setta e, gonfio di sé, entrò nella cella per uccidere il Signore dei Sette Ingegni e chiudergli la bocca. Menghua colse l’occasione e lo attirò nella Discordance.

Con la propria arte illusoria Menghua lo rese suo servo fedele; poi gli affidò il compito di trovare il modo di far tornare lei nel Wulin esteriore, e lo rimandò fuori dalla Discordance.

Duello a morte fra due regine

Nell’anno trentuno dell’«Organizzazione», per delibera del Consiglio degli Undici, la «rivolta dei Mascherati» esplose su ogni fronte.

Menghua, che sapeva da tempo del nome della maestra di illusioni dell’Organizzazione, «Inanis», decise di eliminare di persona quella rivale. Così, con l’arte illusoria, riaprì sul mare il Padiglione d’Oro e Giada.

E così fu: la mossa attirò Inanis in persona. Dopo aver ucciso il portavoce di Menghua nel Wulin esteriore, Inanis capì che finché Menghua fosse rimasta nella Discordance il Consiglio degli Undici avrebbe potuto risorgere.

Inanis decise allora di rinunciare del tutto al proprio corpo, entrare nel Wulin esteriore e affrontare Menghua in un duello mortale.

Fra Wulin esteriore e Discordance il tempo scorre a velocità diverse: in un attimo combatterono per mille e diecimila anni in ogni angolo della Discordance. La loro lotta sollevò innumerevoli onde e agitò le anime di chi giaceva lì da secoli. Ma, a forza di battersi, Inanis veniva via via disfatta dalla Discordance, ridotta a pezzi; Menghua invece, già fusa con essa, aveva chiaramente il vantaggio.

Alla fine Inanis scelse il modo dell’«annientarsi a vicenda»: trascinò sé e Menghua insieme nell’Abisso delle Kalpa Infinite.

L’«Abisso delle Kalpa Infinite»: lì si deposita il male senza fine, è lo spazio più caotico e feroce di tutta la Discordance, e quel vortice gira e rigira senza fine né fondo. Inoltre l’Abisso è la zona in cui Wulin esteriore e Discordance si alternano e si scambiano di continuo: per conservare la possibilità che lo spirito non si annulli serve l’umanità di entrambi i mondi insieme. Ed è proprio questo il solo punto debole di Menghua, ormai fusa con la Discordance — e uno dei veri motivi per cui era entrata nel Consiglio degli Undici.

E alla fine le due regine si annientarono insieme nell’Abisso delle Kalpa Infinite…

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