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Yan Cui

Il nuovo inviato umano entrato nell'«Organizzazione» porta sempre sul volto uno strano sorriso: ti fa sentire come avvolto da una brezza di primavera, e subito dopo ti lascia addosso un brivido freddo.

Soul in a low combat stance on a rain-slick bridge, a blue blade arc sweeping past.

Profilo

Da quando è entrato nell’«Organizzazione» come nuovo inviato umano, sul suo volto c’è sempre uno strano sorriso: ti fa sentire come avvolto da una brezza di primavera, e un istante dopo ti lascia addosso un brivido freddo.

Che cosa gli passi davvero per la testa? Pochi sanno dedurlo. Ma è fuori dubbio che ogni suo gesto spinge questa matassa intricata di intrighi un passo più avanti, verso un finale che sembra inconoscibile e che in realtà è già stato deciso…

Yan Cui è nato con un talento eccezionale per la via della spada; poi, sotto la guida di «quella persona», si è perfezionato nello stile delle due spade: le vie di destra e di sinistra sono entrambe senza una falla, e in un’esplosione estrema riesce a cogliere impreparato anche un maestro di primissima grandezza.

In anni di pratica Yan Cui ha capito da solo il punto debole più grande delle due spade: forti sulle due ali, deboli al centro. Per colmare questo difetto naturale cominciò a studiare senza posa come rafforzare il centro, e da quello studio a poco a poco prese forma il suo colpo mortale:

Tribolazione

Yan Cui comincia con una semplice forma d’apertura, che costringe l’avversario a parare; poi, in un istante, congiunge le due spade in un punto solo, condensa lo Sha sulle punte di entrambe e scatta di filato al centro del nemico: sotto un soffio di spada di concentrazione così alta, i meridiani di un avversario comune si frantumano sul colpo. Anche se un maestro dovesse reggere la tecnica, nell’istante successivo Yan Cui la muta di nuovo: le due spade spazzano insieme attraverso il nemico e lo lasciano gravissimamente ferito, come una sciagura che non si può evitare.

Cielo e Terra

Il colpo mortale più forte che Yan Cui abbia messo a punto per colmare la debolezza del centro.

Come dice il nome, Yan Cui balza prima in aria, poi a mezz’aria raccoglie in un solo momento una gran massa di Sha nelle lame delle due spade e in un istante colpisce l’avversario con innumerevoli soffi di spada alternati: questo è il «Cielo». Esaurito lo Sha delle lame, congiunge subito le due spade davanti a sé e si getta in picchiata dall’alto attraverso l’avversario a velocità estrema, sì che non c’è modo di evitarlo: questa è la «Terra». Per questo la tecnica è detta anche «Colpo di Cielo e Terra»

Gli anni giovani

Yan Cui è nato nel ventesimo anno dell’«Organizzazione»; fin da piccolo amò la via della spada, e nei primi anni aspirò sempre a diventare un eccellente spadaccino.

Nel trentaseiesimo anno dell’«Organizzazione», per apprendere l’arte della spada, entrò come discepolo sotto la porta di Gu Pingyong, lo «Spadaccino del Cielo Infinito», maestro di spada di fama in tutto il Wulin.

Eppure, nei tre mesi trascorsi sotto quella porta, Yan Cui praticava ogni giorno solo quattro movimenti: affondo, fendente, rovescio e ritirata. Gu Pingyong teneva alla solidità e alla misura, ma Yan Cui, mentre si esercitava, non riusciva a trattenersi dall’aggiungere alla forma variazioni d’ogni sorta, cosa che mandava Gu Pingyong su tutte le furie: ogni sessione finiva in una rampogna. Dopo qualche mese l’arte della spada di Yan Cui non aveva fatto un passo avanti, e tutta la scuola lo biasimava come privo di talento e voglioso solo di far colpo; lui però non ne dubitò mai, e ogni notte andava a esercitarsi in un boschetto appartato a mezza costa del monte.

Quella spada, nelle sue mani, non faceva che impacciarlo; quelle posizioni standard erano catene che lo stringevano, e la danza di spada che gli apparteneva restava prigioniera dentro la sua anima.

Fu così che una notte fonda, in preda al tormento, Yan Cui vibrò un fendente senza forza. D’un tratto dall’oscurità una voce rise forte della sua stupidità, e disse di aver visto con i propri occhi come si soffoca un genio della spada.

Yan Cui la sfidò a parole, ma l’altro, dietro le quinte, disse chiaro che continuando così avrebbe soltanto imparato un’«arte della spada da casato illustre», buona a farsi un nome posticcio fra le grandi sette. Yan Cui ribatté con asprezza che aveva preso a studiare quell’arte proprio per stare nel Wulin da uomo libero e dignitoso; e quegli disse che il senso diretto della spada è solo la vittoria: chi non vince, il più delle volte ha davanti una sola strada, la morte. Di colpi che vincono ce ne sono diecimila, o meglio ce n’è uno solo: il colpo che segue il richiamo del proprio cuore.

A quelle parole Yan Cui capì tutto d’un tratto, e da allora non si sforzò più d’imitare le forme: colpiva soltanto seguendo il proprio cuore. Questo gesto mandò Gu Pingyong in gran furore, ma questa volta, davanti all’ira del maestro fuori di sé, Yan Cui non obbedì più. Davanti a tutta la scuola disse apertamente che l’arte della spada del maestro non era che una struttura vuota. Gu Pingyong, sentendolo, si fece rosso fino alle orecchie e se ne andò con un colpo di manica. Gli altri si guardarono l’un l’altro; solo Yan Cui seguì con occhio freddo il maestro che si allontanava. Dopo aver detto quelle parole, aveva già da tempo deciso in cuore di fuggire dalla scuola.

Eppure, poco dopo quella decisione, Gu Pingyong, contro ogni sua abitudine, lo mandò fuori con alcuni condiscepoli maggiori a svolgere un incarico «molto importante»: quella subitanea considerazione scosse di nuovo in Yan Cui la voglia di andarsene.

Ma appena il gruppo uscì dalla scuola e giunse a un bosco fitto, i condiscepoli che lo accompagnavano diedero di volta il cervello: sguainate le spade, lo circondarono. Gu Pingyong, sotto il pretesto dell’incarico, aveva in realtà mandato gli altri a uccidere Yan Cui fuori, a ripulire quel discepolo indegno che aveva macchiato il nome della scuola.

Quando già stavano per mettergli le mani addosso, l’uomo misterioso che fino ad allora era rimasto nascosto dietro le quinte a guidarlo intervenne e lo salvò: era Zuo Shang, inviato dell’Oltretomba dell’«Organizzazione». Zuo Shang, che da tempo coltivava in segreto le proprie forze, era venuto questa volta in nome dell’«Organizzazione» a sterminare Gu Pingyong; ma mentre sondava le difese della scuola della Spada del Cielo Infinito aveva incontrato Yan Cui, in preda al tormento. Zuo Shang ne vide a colpo d’occhio il talento, e per amore di talento decise di attirarlo sotto di sé.

Yan Cui lo ringraziò per la vita salvata e da lui seppe che l’abilità di Gu Pingyong non era più quella di un tempo. Yan Cui chiese di prendere Zuo Shang come maestro; quegli, invece, gli lasciò una sola frase e sparì ridendo nella notte.

«Se vuoi entrare sotto la mia porta, vieni a vedermi con un dono. Credo che tu sappia che cosa voglio»

Yan Cui era intelligente e capì benissimo che Zuo Shang voleva che uccidesse Gu Pingyong come prova di fedeltà; perciò si nascose fra i monti profondi e si esercitò duramente per un anno intero. In quell’anno, ogni volta che pensava al terrore di Gu Pingyong nel trovare i cadaveri dei discepoli mandati a ucciderlo e nel non trovare il suo, un piacere indefinibile gli saliva dal cuore.

Nel trentasettesimo anno dell’«Organizzazione», con l’arte della spada ormai compiuta, Yan Cui prese la spada e andò verso quel suo maestro «di fama in tutto il mondo». Sentì nella voce del maestro il terrore malcelato di chi finge calma; senza badare alle furiose rampogne di Gu Pingyong, che tremava, gli impose di sguainare senza un attimo di esitazione, e con un ultimo colpo gli chiuse la gola, ponendo fine alla vita di quello «Spadaccino del Cielo Infinito».

Portando con sé la testa di Gu Pingyong, Yan Cui incontrò di nuovo Zuo Shang e gli giurò che con la spada in pugno avrebbe ucciso tutti quei «maestri illustri» del Wulin che vivevano di reputazione, e avrebbe reso la spada davvero sanguigna e dignitosa!

Da allora Yan Cui divenne uno dei discepoli di Zuo Shang, e anche la lama più affilata che quegli tenesse nascosta: eseguì per lui innumerevoli incarichi oscuri.

Nel quarantesimo anno dell’«Organizzazione», il Signore dell’Oltretomba Mu Tianmiao fu assassinato; Zuo Shang assunse la carica di Signore dell’Oltretomba, e Yan Cui entrò nell’«Organizzazione» come guardia al suo fianco, nella fila degli inviati umani.

Il quarto giorno del quinto mese del quarantesimo anno dell’«Organizzazione», Zuo Shang e Soul si affrontarono in un duello decisivo in un luogo segretissimo; alla fine entrambi riportarono ferite gravissime e persero ogni arte marziale.

In seguito, il gravemente ferito Zuo Shang incontrò in segreto Yan Cui e gli affidò un incarico di massima segretezza:

Poiché l’«Organizzazione» si trovava nel momento critico del passaggio fra vecchie e nuove forze, e fuori c’era anche l’organizzazione di assassini delle Regioni Occidentali, l’«Ombra», che si agitava, Zuo Shang voleva servirsi di quella ferita per una mossa di «finta follia»: creare l’impressione che fosse sempre gravemente ferito, mentre in realtà assumeva le sembianze di un personaggio ortodosso — il «Giovane Signore Bai» — e guidava le forze che aveva coltivato in segreto a ripulire l’«Organizzazione» in nome della via ortodossa. Quanto a Yan Cui, doveva fingere di aver tradito Zuo Shang e di essersi gettato fra le braccia dell’«Ombra», mentre in realtà, servendosi delle forze del Giovane Signore Bai, avrebbe eliminato l’«Ombra» e l’«Organizzazione»; alla fine Zuo Shang, sotto l’identità del «Giovane Signore Bai», avrebbe formalmente unificato tutte le forze del Wulin e aperto un mondo nuovo.

Yan Cui accettò l’incarico e cominciò poi a prendere lentamente contatto con l’«Ombra». Nel farlo scoprì che il capo dell’«Ombra», il «Signore Eretico» Xie Wutian, aveva un carattere mutevolissimo e amava maltrattare le donne che gli stavano accanto; per questo Yan Cui decise di entrare in gioco in prima persona.

In segreto si mise con Yao Wugu, la moglie di Xie Wutian, che da sempre subiva i suoi maltrattamenti, e con la propria «arte della lancia» riuscì a renderla a lui devota fino in fondo, obbediente a ogni parola.

Poi finse di discutere con lei: i due avrebbero trovato l’occasione di eliminare in un colpo solo Xie Wutian e Zuo Shang, unificare l’«Ombra» e l’«Organizzazione», e vivere poi come una coppia di immortali. Davanti all’«arte della lancia» consumata di Yan Cui, al suo bell’aspetto e a un fiume di parole dolci, Yao Wugu accettò presto.

Nello stesso tempo Yan Cui prese ufficialmente contatto con Xie Wutian. Zuo Shang era gravemente ferito, e la sua raffinazione della «Pillola Velenosa Coagulante» era ormai nota a tutti. Con le «informazioni» portate da Yan Cui, i due si misero d’accordo così:

Collocare il generale feroce dell’«Ombra», Zang Wudi, a guardia del Ponte Sospeso, l’unica via obbligata per entrare a Yecheng, e uccidere e impadronirsi della pillola prima che l’Agenzia di Scorta Nera la porti in città. Servirsene come esca, per attirare l’«Organizzazione» in un piano d’attacco all’«Ombra»; quanto a Yan Cui, da spia avrebbe passato le informazioni, infliggendo all’«Organizzazione» un altro duro colpo. E mentre un piano segreto dopo l’altro si tendeva, anche un grande sipario si andava lentamente alzando…

Rainblood II: Ye City

Il quindici luglio dell’«Organizzazione», prima dell’alba, Yan Cui assistette di lato a Zuo Shang che con una sola spada uccideva il generale dell’«Ombra» «Spada Senza Ombra», e poi ne portò il cadavere nella propria tenda.

Il sedici luglio dell’«Organizzazione», all’ora del Si (9-11), Yan Cui discusse con gli inviati umani il Vecchio Gui e Chang Hong e con l’uomo di scorta Shisi, nella «Camera dei Segreti», di come attaccare l’«Ombra». Subito dopo Yan Cui passò le informazioni all’«Ombra».

Il diciassette luglio dell’«Organizzazione», prima dell’alba, Yan Cui e Zang Wudi attesero notizie sul Ponte Sospeso; dopo una serie di sarcasmi e punzecchiature, Yan Cui finse di andarsene offeso. Poco dopo Zang Wudi combatté contro Soul, sopraggiunto, e fu ucciso; quando Soul se ne fu andato, Yan Cui tornò indietro e portò anche il cadavere di Zang Wudi nella propria tenda.

Il diciassette luglio, alla terza frazione dell’ora dello Yin (3-5), per stringere maggiormente Yao Wugu a sé, Yan Cui la portò di nuovo nella propria tenda a «combattere». Da allora Yan Cui continuò a fingere di aver già ucciso Zuo Shang e di aver tradito del tutto l’«Organizzazione».

Il pomeriggio del ventuno luglio, grazie alla fine recitazione di Yan Cui, Xie Wutian credette finalmente che Zuo Shang fosse davvero morto, e si affrettò tutto contento sulla via della tomba segreta dell’«Organizzazione» per spartire con il «Giovane Signore Bai» e Yan Cui il frutto della vittoria.

Nel colloquio Yan Cui continuò a mostrarsi debole, fiaccando sempre più la vigilanza di Xie Wutian; alla fine, fingendosi messo all’angolo, disse che avrebbe ceduto di buon grado l’«Organizzazione» se Xie Wutian gli avesse concesso una richiesta — e quella richiesta era che voleva vedere Yao Wugu tirare il carro di Xie Wutian.

Xie Wutian rise forte che Yan Cui non aveva ambizione alcuna, e poi ordinò a Yao Wugu di tirargli il carro. E proprio quando Xie Wutian era del tutto fuori di sé dalla baldanza, Yao Wugu scattò: dalla vita le partì un’arma nascosta che lo colpì all’occhio destro. Poi gli schiavi del carro, già guadagnati da Yao Wugu, avvinghiarono Xie Wutian in un istante ed esplosero: il tiranno che per decine d’anni aveva dominato l’«Ombra» morì così, senza nemmeno capire bene come.

Poi la raggiante Yao Wugu tornò a lisciare Yan Cui, e Yan Cui colse l’occasione per finirla in un istante. Il Giovane Signore Bai lodò molto Yan Cui, e poi partì col carro.

Dopo che il Giovane Signore Bai se ne fu andato, Yan Cui chiamò Soul perché uscisse dal bosco: lo aveva sentito da tempo. Ed era stato l’ultimo ad andarsene proprio perché voleva vedere di persona l’arte della spada di Soul.

I due diedero subito inizio a un feroce duello all’ultimo sangue; alla fine Soul fu il più abile e sconfisse Yan Cui, ma come prezzo ne uscì con sei ferite di spada infertegli da Yan Cui e restò incosciente tre giorni.

Yan Cui non poté mai vedere il sipario calare su quella matassa intricata di intrighi, ma era convinto di aver offerto tutte le sue forze a quel grandioso obiettivo e, fino all’ultimo istante della vita, di non aver tradito il dovere di uno spadaccino: morì senza rimpianti.

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